Ogni giorno incontriamo aziende in cerca di persone e persone in cerca di lavoro e ogni giorno osserviamo la differenza tra organizzazioni di successo e organizzazioni perdenti, tra persone che fanno il lavorochepiace e persone che fanno un lavoro qualsiasi, alcuni riescono a lavorare e sentirsi liberi mentre altri vivono il lavoro come una schiavitù, c’è chi intraprende una strada professionale portandola avanti nel tempo e chi cambia direzione così spesso da ritrovarsi poi al punto di partenza. Non è una questione legata al territorio, questo può agevolare o ostacolare ma non è mai determinante, non è neppure una questione legata allo status sociale. Ci sono figli di imprenditori di successo che hanno fatto della propria vita un insuccesso e figli di nessuno che hanno una carriera professionale invidiata da molti o che hanno aperto aziende floride. E’ semplicemente una questione di atteggiamento e di approccio. Il primo vero lavoro è trovare, scegliere, il proprio lavoro, e nel contempo valorizzare il proprio talento, sviluppare le proprie capacità nella direzione desiderata. Quest’arte si può imparare, e molte porte si apriranno per chi avrà la pazienza e la determinazione per farlo.
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Quando organizzavo o ero a lezione in corsi di formazione professionale mi rendevo conto che la riuscita ed il valore che il corso avrebbe avuto per i partecipanti era dovuto in massima parte al loro atteggiamento. Alcuni di loro imparavano rapidamente, erano curiosi e disponibili a mettersi in discussione. Altri erano poco concentrati, sfiduciati al punto da pensare che a loro non potesse accadere nulla di buono. I primi solitamente ottenevano i risultati migliori e riuscivano a trovare lavoro entro poche settimane, mettendo a frutto il periodo di stage. Un ambiente motivante aiuta, avere colleghi attivi stimola anche te a trarre il massimo da un’esperienza formativa, ma la differenza la fa il singolo partecipante per se stesso.
Mi sono sempre chiesto cosa permetteva ad alcuni di emergere e vivere la vita che desideravano, cosa li distinguesse dagli altri. Le risposte che trovavo tra la gente erano sempre le solite, è raccomandato, è di buona famiglia, è fortunato, ha sposato una persona ricca. Ma queste spiegazioni non mi bastavano, perché trovavo persone che conducevano la vita che volevano e non erano raccomandate, erano nate in una famiglia povera o nella media, avevano affrontato grandi ostacoli e guai e questo non li faceva rientrare nella categoria di chi è particolarmente fortunato, e non avevano sposato una persona ricca. Ci doveva essere qualcos’altro a fare la differenza. Ho quindi iniziato a frequentare corsi di psicologia, programmazione neurolinguistica, psicologia motivazionale, gruppi di meditazione e a leggere decine e decine di libri sull’argomento alla ricerca delle mie risposte.
In questo percorso ho compreso una cosa fondamentale: ognuno costruisce da sé la propria realtà personale. È un concetto molto distante dal nostro modo di pensare abituale che ci porta invece a vivere basandoci sul mondo esterno più che sul nostro mondo interno. Ci porta a volte a lasciar scorrere gli eventi rischiando di scivolare nella sfiducia e nel pessimismo.
Tratto dal libro: “Passione al Lavoro” di Antonio D’Elia – Wip Edizioni
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Parole sagge e giuste le tue!